I 12 Indicatori di Benessere Equo e Sostenibile nel DEF

A cura di Irene Quaglia

“We must put people first”

Queste le parole del presidente delle Fiji al discorso di chiusura del COP23, tenutasi a Bonn e conclusasi il 17 novembre scorso. E questo sembra un concetto che l’Italia dimostra di aver già interiorizzato, almeno per quanto riguarda la formulazione del Documento di Economia e Finanza (DEF), con cui il governo delinea una strategia di azione politica economica triennale. Il 15 novembre è stato infatti pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il decreto in cui si approva l’inserimento di 12 indicatori di Benessere Equo e Sostenibile (BES) nella stesura di tale Documento.
Prima di questa integrazione, la Strategia di Sviluppo Sostenibile prevista dal DEF prevedeva solo l’utilizzo di 4 indicatori, relativi a SDGs (Sustainable Development Goals) legati a fattori ambientali; ora invece l’Italia si fa pioniera inserendo tra le variabili di valutazione anche il benessere dei cittadini, coniugato secondo diversi criteri, così da tenere conto oltre alla condizione ambientale, anche quella sociale.
È stato un comitato di esperti, presieduto dal dirigente del ministero dell’Economia Giammusso, a selezionare gli indicatori BES ritenuti più funzionali a valutare gli effetti delle politiche sui cittadini in termini di sostenibilità e benessere, qui elencati:
    1. reddito medio disponibile aggiustato pro capite;
    2. indice di diseguaglianza del reddito disponibile;
    3. indice di povertà assoluta;
    4. speranza di vita in buona salute alla nascita;
    5. eccesso di peso;
    6. uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione;
    7. tasso di mancata partecipazione al lavoro, con relativa scomposizione per genere;
    8. rapporto tra tasso di occupazione delle donne di 25-49 anni con figli in età prescolare e delle donne senza figli;
    9. indice di criminalità predatoria;
    10. indice di efficienza della giustizia civile;
    11. emissioni di C02 e altri gas clima alteranti;
    12. indice di abusivismo edilizio;
Insomma il welfare, concetto chiave ormai ampiamente diffuso nella letteratura della Responsabilità Sociale d’Impresa, ha finalmente guadagnato il suo posto anche tra le fila delle strategie politiche economiche nazionali, in un ruolo tutt’altro che marginale. La normativa in questione prevede che il governo inserisca nel Documento di Economia e Finanza, redatto ad aprile di ogni anno, un allegato in cui figuri l’evoluzione degli indicatori di benessere equo e sostenibile dell’ultimo triennio, annettendo una previsione dell’andamento futuro degli stessi. A febbraio dell’anno successivo, poi, è prevista la valutazione della legge di bilancio tramite l’analisi dei dati relativi a tali indicatori, così da riuscire a disegnare una panoramica della situazione del Paese e formulare strategie adeguate al progresso in chiave di benessere e sostenibilità.
Nonostante l’Italia rimanga ancora indietro su numerose altre tematiche, è indubbio che su questo aspetto si possa ritenere all’avanguardia. L’inserimento di questi indicatori in una valutazione che finora era prettamente economica è una prova di crescente attenzione al benessere del cittadino, ritenuto ormai una variabile importante nel policymaking. Attenzione che speriamo possa essere d’esempio per altri Paesi, al fine di formulare una strategia collettiva per rispondere alle esigenze dettate dai Sustainable Development Goals 2030, sviluppando così una coscienza comune che tenga conto della necessità di mettere il benessere dei cittadini al primo posto, anche e soprattutto nelle strategie economiche.
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