Presentazione nuovo saggio di Folador in Tecnest: resoconto

“Davanti ai frutti “immaturi” prodotti dal mondo dell’economia in questi ultimi anni viene naturale chiedersi che cosa li abbia generati. E domandarsi come far crescere allora nuovi alberi domani. Le risposte sono tante, spesso contrastanti, e molte di loro guardano agli stessi modelli che ci hanno condotto fino a qui, con il rischio di un futuro che finirà forse per assomigliare al presente. Ma esistono altre chiavi di lettura e altre soluzioni?”. Questa è la domanda che si pone il prof. Massimo Folador, nel suo ultimo saggio “Un’impresa possibile. Persone e aziende che costruiscono il futuro”. Questa è anche la domanda, alla ricerca di una risposta dall’autore, che certamente ha attraversato la mente dei convenuti all’evento di presentazione del libro, presso la sede di Tecnest srl, a Tavagnacco, di giovedì 7 maggio scorso.
Numerosi gli spunti di riflessione che Folador ha trasmesso alla platea, e suggestiva è stata la sua ricostruzione di un “percorso”, sintesi di passato e proiezioni future… quello dell’uomo, e delle sue organizzazioni, alla ricerca di modelli cui attingere per ridisegnare un assetto post crisi del nuovo millennio. In questo cammino, sta a noi scegliere se essere “viandanti” o “pellegrini”… dirimenti sono la “meta” del viaggio ed i valori che guidano il nostro agire.
In quanto italiani, ed europei, abbiamo una grande opportunità, sostiene Folador: possiamo recuperare un inestimabile patrimonio di cultura, arte, pensiero e assetti valoriali. Il sociologo Domenico De Masi, nella sua disamina sull’Europa del novecento, evidenzia quanto fosse una fucina di creatività, ispirata da un impulso alla produzione di idee e progetti e sorretta da una visione sul futuro. Queste sono state precondizioni per una società vitale, che ha saputo “creare” ed aumentare il proprio “ben-essere” (che è diverso dal “ben-avere” cui spesso, ciecamente, aspiriamo).
Quale dovrebbe essere il fine del nostro cammino? Un bene comune, come alternativa al bene individuale, modulato attorno alla centralità della persona e del lavoro. Folador cita la critica alla società post-moderna di Bauman, dal filosofo definita “società liquida”, che tanto ha sostenuto il dibattito attorno ad un ripensamento su consumismo e globalizzazione.
E il ruolo dell’impresa? L’impresa, riprendendo il concetto espresso in “Saggezza della Folla” di Surowiecki, deve assumere la connotazione di “comunità”, in quanto spazio di formazione di una intelligenza collettiva capace di risolvere i problemi in maniera più efficiente di quanto non siano in grado i “singoli”.
Fondamentale nella società, infine, sarà la capacità di creare opportunità di “silenzio”, di tradurle in propensione all’ascolto… e valorizzare quest’ultimo come occasione di “condivisione”. Concetti “paradossalmente controcorrente”, se analizziamo la realtà odierna.
Un intenso viaggio (pellegrinaggio?), scandito da immagini e citazioni, ha coronato la dissertazione di Folador, e ha solleticato domande di approfondimento dei presenti, cui è stata dedicata la parte finale di questo incontro-evento, targato Tecnest e Animaimpresa.

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