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Economia circolare: via libera al futuro!

a cura di Veronica Balutto

Il tema del riuso è ora, più che mai attuale. L’economia circolare è sicuramente la chiave per il nostro futuro: si pone come un modello economico sostenibile, un sistema in cui il valore dei prodotti e dei materiali si mantiene il più a lungo possibile.
Il nostro sistema industriale è lineare: le aziende si procurano le materie prime, realizzano i prodotti e le vendono. Il processo qui si ritiene completato, senza che gli oggetti guasti o superati tornino all’azienda per avere una nuova vita. Invece nell’ottica dell’economia circolare i rifiuti sono minimizzati e l’utilizzo delle risorse mantenute nell’economia. Quando un prodotto ha raggiunto la fine della sua vita, viene inserito in un processo di autogenerazione: i materiali biologici rientrano nella biosfera, quelli di origine tecnica rientrano nel flusso economico, senza perdere di qualità.
Ma come si fa ad iniziare a pensare in modo circolare? Il primo passo è sicuramente la progettazione che deve mirare a facilitare il riciclaggio. Poi gli oggetti devono essere assolutamente più facili da riparare.
L’Unione Europea, da parte sua, ha previsto incentivi che vanno a: sostenere la riparabilità, la durabilità e la  riciclabilità mediante le specifiche di prodotto e, oltre a contributi finanziari previsti per incentivare i prodotti riciclabili e riutilizzabili, propone requisiti per la semplificazione dello smontaggio, riutilizzo e riciclaggio degli schermi elettronici.
Con l’economia circolare spesso si parla anche di “upcycle”, riciclo quando lo scarto assume un valore come nuova materia, superiore a quello che aveva nella “vita” precedente.

Molti gli esempi: Aquafil, produttori di filati di nylon, hanno progettato Econyl, un sistema per valorizzare il nylon discarto. Econyl consente di usare il Nylon post-industriale o proveniente da rifiuti post-consumo, per fabbricare nuovo Nylon, migliorandone la qualità.
Vegea oggi realizza una pelle vegetale, Wineleather, ricavata interamente dalle vinacce esauste; in California, la start-up Oryzatech, sta sperimentando blocchi da costruzione fatti gli scarti della produzione del riso; NU-OVUM, realizza una bio-plastica che impiega le migliaia di tonnellate di scarti di gusci d’uovo che, ogni anno, si producono in Italia. Anche i vecchi tappi delle bottiglie di plastica per la Eco-Sistemi hanno un vero valore: diventano luoghi di ritrovo per i batteri che mangiano lo sporco dagli impianti di depurazione.
Fairphone è il primo telefono disegnato per garantire longevità e riparabilità del prodotto, per massimizzare la vita media del prodotto e permettere agli acquirenti di avere un controllo totale sulle modifiche, upgrade e riparazioni. Invece che cambiare cellulare per avere una fotocamera o un processore più performante, si cambia solo un pezzo.
L’Olanda ci propone due esempi di aziende che hanno abbracciato in pieno l’economia circolare: ad esempio la Roetz produce biciclette di alta qualità, costruite in modo da poter sostituire facilmente i vari pezzi. Ad Amsterdam numerose sono le bici abbandonate: è facile andare a recuperare le parti non buone e sostituirle con i pezzi nuovi. L’azienda quindi si occupa di trovare i nuovi pezzi, rimette a nuovo i cicli, li assembla e veste di un nuovo sapore vintage le rinnovate biciclette che, non vengono vendute a prezzi economici di certo, ma sono comunque prodotti
duraturi e a basso impatto ambientale.
L’azienda olandese Gerrard Street ha deciso di mettere sul mercato cuffie modulari di notevole qualità. In affitto. Si possono usare pagando un canone mensile: sono modulari per cui quando si rompe un componente che si può facilmente sostituire.

Nuova vita ai prodotti!

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