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L’innovazione passa attraverso una gestione etica del capitale umano

Quando una azienda decide di innovare molto spesso pensa che ciò debba riguardare i propri modelli di business, le proprie tecnologie, i propri stabilimenti. In realtà, affinché avvenga realmente innovazione, occorre partire innanzitutto dalla gestione interna del capitale umano, risorsa preziosa e vitale per il valore di un’azienda e per la sua stessa reputazione. Un dipendente che sta bene è un dipendente che produce di più e che permette all’azienda di raggiungere progressivamente obiettivi sempre più alti: concentrarsi sulla gestione dei propri stakeholder interni, non è un fatto esclusivamente intangibile, ma ha dei risvolti concreti nell’intero ecosistema aziendale.

La responsabilità sociale passa quindi, prima di tutto, attraverso la responsabilità che il manager ha verso gli “altri” che lavorano all’interno dell’azienda, nel riconoscere le loro diversità e il loro talento.
Ogni gruppo, in qualsiasi contesto, presenta delle diversità al suo interno, in quanto ogni membro è portatore di una o più diversità (riguardanti la personalità, l’etnia, l’età, la localizzazione geografica, l’occupazione…) e queste diversità possono e devono convivere all’interno dell’azienda.
Il diversity management è una politica di gestione delle risorse umane che consente di creare un clima sociale di qualità, un ambiente di lavoro inclusivo e scoprire e perseguire nuove opportunità generando innovazione. Valorizzare le diversità, infatti, consente di intercettare le necessità di particolari categorie di consumatori e migliorare i prodotti in loro funzione, guadagnando così, nuove possibili nicchie di mercato. Un’azienda basata sul diversity management non solo aumenterà il benessere organizzativo interno, favorendo l’engagement, la job satisfaction e l’identificazione nel gruppo e diminuendo l’assenteismo o il turn over, ma migliorerà anche la propria reputazione e immagine e conseguentemente la sua capacità di attirare nuove risorse e di trattenere i talenti.

La gestione del proprio capitale umano, seguendo questa modalità, potrebbe scontrarsi alle volte con alcune difficoltà di natura culturale e di natura organizzativa del lavoro all’interno dell’azienda come, ad esempio, gli ostacoli che riguardano la lingua, il livello di istruzione, la cultura religiosa e i pregiudizi oppure, per quanto riguarda il lavoro in senso stretto, alcune incongruenze relative alla tipologia delle mansioni, alla non flessibilità, alle competenze più o meno specializzate. In questo caso, è compito del manager dimostrare la capacità di eliminare le discriminazioni a favore dell’uguaglianza, riconoscere e valorizzare le differenze di ognuno e adottare una politica di empowerment organizzativo promuovendo lo sviluppo delle persone e della stessa organizzazione.
Questo tipo di gestione permette, inoltre, di costruire una cultura aziendale in continuo divenire che si forma e si evolve costantemente, giorno dopo giorno, grazie alle sane relazioni e conversazioni che i membri del gruppo mettono in atto e che modellano concretamente l’organizzazione stessa.
In conclusione, è possibile affermare che, parafrasando il concetto di gestione etica delle organizzazioni, ci si debba confrontare necessariamente con il tipo gestione sopra citato, in cui il manager, durante ogni processo decisionale e relazionale, deve saper mettere in discussione le proprie certezze e ammettere l’esistenza di più “voci” e quindi di più punti di vista, rappresentati da ogni diversità presente in ogni singolo membro all’interno dell’organizzazione.


MELISSA FANTINO

Affascinata dai rapporti umani e dalle materie umanistiche ho deciso di intraprendere un percorso di studi liceale nelle Scienze Umane, successivamente mi sono iscritta al corso di laurea triennale in Relazioni Pubbliche e ho proseguito con il corso di laurea magistrale in Comunicazione integrata per le imprese e le organizzazioni. La pallavolo ha accompagnato costantemente tutta la mia vita e credo fermamente nel potere dello sport di insegnare disciplina, sacrificio, spirito di squadra e rispetto verso l’altro. Mi piacerebbe riuscire a trasmettere alle aziende l’importanza che il capitale umano ha al loro interno, convinta che si possano proporre delle politiche lavorative a livello nazionale che plasmino, al tempo stesso, anche la realtà che ci circonda.

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