Il luogo di lavoro come centro di produzione artistica

a cura di Creaa, in collaborazione con Rachele D’Osualdo 

Nel 2016 il World Economic Forum ha presentato le competenze che, da qui al 2020, diventeranno indispensabili. Ai primi tre posti troviamo: complex problem solving, critical thinking e creatività (fonte Il Sole24Ore). Diversi altri studi mostrano l’esistenza di una serie di relazioni tra gli investimenti intangibili e la capacità di un’impresa di produrre innovazione; ma cosa si intende per investimenti immateriali? Formazione, branding, organizzazione aziendale, ricerca e sviluppo, software, design e altre attività finalizzate all’incremento del capitale intangibile. Il benessere in azienda dipende anche dalla creazione di momenti di dialogo fra lavoratori. La ricaduta coinvolge la dimensione personale del dipendente, che quindi trasforma e influenza il suo contesto, anche non lavorativo. Per questo l’azienda udinese Creaa, fondata nel 2013 da Elena Tammaro e Federica Manaigo, due professioniste con un background umanistico, ha scelto di sviluppare in Friuli Venezia Giulia il modello delle Art Based Intervention trasformando il luogo di lavoro in centro di produzione contemporanea.

Gli interventi artistici nascono durante gli anni ’60, quando gli artisti tentano di trasformare radicalmente il proprio ruolo nella società e, di conseguenza, la società stessa. Più recentemente, sono stati introdotti dai datori di lavoro a supporto del cambiamento, per spingere alla creatività e all’innovazione, per migliorare le condizioni di lavoro. L’ingresso di persone, pratiche o prodotti appartenenti al mondo dell’arte nel mondo delle organizzazioni estranee all’arte – sono un fenomeno che ha trovato negli ultimi anni una posizione privilegiata nella cosiddetta Open Innovation.

Il format Creaative Bump sviluppato dalla realtà friulana, in collaborazione con la psicoterapeuta Erica Costantini, permette la creazione di progetti partecipati all’interno di contesti complessi, con la mediazione di un producer, la facilitazione di un formatore e la potenza creativa di un artista professionista. Il modello lavora a più livelli, partendo da un’analisi delle necessità del committente e concludendosi con la realizzazione di un’opera d’arte. L’esperienza laboratoriale, ideata dall’artista con il supporto attivo del formatore e del producer, determina gli output formativi.

Questo format è stato validato da una recente pubblicazione internazionale sulla rivista “Personal Construct Theory & Practice” (14, 2017) ed è stato ammesso fra i progetti di ricerca alla conferenza Participatory Governance in Culture tenutosi a Rijeka a dicembre 2017. Creaa è stata inoltre invitata a far parte del network internazionale Break in the desk: una rete nata a seguito di un progetto Erasmus +, composta da artisti, intermediari, operatori culturali ed economici che operano nel settore degli interventi artisti nelle organizzazioni. Questo gruppo nasce con l’obiettivo di promuovere il confronto, lo scambio di buone pratiche e la validazione scientifica dei modelli sviluppati da coloro che si occupano di Art Based Interventions. Finora l’intervento formativo è stato realizzato in contesti educativi o associativi con respiro internazionale ma le imprenditrici Elena Tammaro e Federica Manaigo accettano la sfida di portare quest’innovazione creativa all’interno dei contesti aziendali della regione.

Per maggiori informazioni: www.innovazionecreaativa.it

Print Friendly, PDF & Email

Tags:

No comments yet.

Leave a Reply