Responsabilità Sociale d’Impresa e Migrazione

A cura di Greta Ellero

Emergenza, minaccia, terrorismo… sono queste spesso le parole che risuonano e intossicano il dibattito sulla migrazione. Tuttavia, il fenomeno migratorio è semplicemente una realtà: non si può fermare e va gestito in maniera ordinata, sicura e nel rispetto della dignità umana. Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, questo è l’approccio che ne massimizza i benefici e minimizza i costi sui migranti e la società in generale.

Tradizionalmente il settore privato non ha assunto un ruolo pubblico rilevante su questo tema: lo vedeva come un ambito rischioso su cui prender posizione e non era un attore invitato a sedersi al tavolo per definirne politiche adatte insieme a rappresentanti governativi (questo sta nettamente cambiando, soprattutto in seguito all’adozione della Dichiarazione di New York per i Rifugiati e i Migranti del 2016. Per saperne di più: http://gfmdbusinessmechanism.org/).

Ma sicuramente molte aziende hanno visto i migranti come risorsa e non come una minaccia, offrendo loro posti di lavoro e attingendo dalle loro competenze, idee e creatività per dare maggiore efficienza e produttività alla propria attività imprenditoriale. Questa situazione è stata spesso denigrata dal mito che i migranti rubano lavoro ai cittadini di un paese.
Ma se invece lo creassero? Consideriamo ad esempio una famiglia moderna composta da una donna e uomo con dei bambini e dei nonni ormai anziani. Spesso in queste situazioni una donna deve rinunciare alla propria carriera per accudire bambini e nonni. Questa tendenza è stata scardinata con l’arrivo di migranti che si sono offerti come badanti e babysitter. Il migrante non ha portato via lavoro dunque, ma ne ha creati due: uno per sé proponendosi come aiuto in casa e uno per la donna che ora può invece può dedicarsi alla carriera che la appassiona. (Altri esempi di come La migrazione ci rende più sicuri, più ricchi, più resistenti e più protetti).

E questo lo ha capito molto bene anche il fondatore di un’innovativa start-up inaugurata nel 2016, che non avendo tempo da dedicare ai fornelli, ha creato un servizio d’asporto gestito tramite una piattaforma online da cui si può ordinare piatti preparati in casa da appassionati di cucina in zona con ingredienti genuini e riceverli a domicilio entro il tempo stabilito. Tra questi appassionati, in particolare, ci sono molti migranti e rifugiati, in particolare donne, che per la loro situazione nel paese o per tradizioni culturali sono spesso relegate in casa e dipendono dagli uomini.
La cucina da asporto è ormai molto diffusa anche in Italia, ma questa start-up ha voluto differenziarsi perché il suo obiettivo non è creare profitto economici, ma sociali, offrendo una mezzo di guadagno per che non ha altre possibilità lavorative, proponendo piatti dalle cucine di tutto il mondo, organizzando eventi per far conoscere i cuochi e promuovere l’integrazione sociale e culturale.
Questa iniziativa si chiama Mumm ed ha sede al Cairo. L’Egitto, un paese in via di sviluppo, che fa fatica ad offrire servizi per i quasi 100.000 milioni di abitanti, ma che vanta una start-up la cui responsabilità sociale d’impresa è stata riconosciuta dal World Economic Forum e dall’International Finance Corporation. Un modello facilmente replicabile in altri paesi incluso l’Italia con i dovuti adattamenti.

Per maggiori informazioni: https://www.weforum.org/

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